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Uomini soli: la psicologia dei padri divorziati

(A cura del Dr. Giuseppe Iannone)

Secondo i dati del primo rapporto sulla paternità in Italia (2017), dal 2009 ad oggi i padri che hanno sperimentato la rottura di un matrimonio sono più di 4 milioni. Secondo gli ultimi dati ISTAT solo nel 2019 le separazioni in Italia hanno sfiorato i 100 mila casi, interessando dunque quasi 200 mila persone. E il numero delle separazioni è ormai stabile dal 2016.

La materia della separazione e dell’affidamento dei figli minori trova nella Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 una delle fonti più importanti. Una legge fortemente voluta dalle associazioni dei padri separati e nota per aver formalizzato il diritto dei padri all’affidamento “condiviso” dei figli nel tentativo di porre fine alla marginalizzazione della figura paterna. La Legge 54 ha infatti stabilito che “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. La Legge 54 da voce e dignità al concetto della bi-genitorialità: se i figli hanno due genitori entrambi devono continuare ad essere tali e a svolgere le loro funzioni anche – e forse soprattutto – quando sono divisi da una separazione.

Di primo acchito, gli effetti della legge sull’affido condiviso nelle separazioni sembrerebbero importanti. Se nel 2005 più dell’80% dei figli minori era affidato esclusivamente alla madre, nel 2019 su 80.000 minori interessati dalla separazione dei genitori, oltre 75.500 minori erano in affido condiviso tra i genitori. Tali dati, però, pur essendo confortanti non offrono il vero spaccato della situazione. Ancora oggi, infatti, la maggior parte dei padri hanno difficoltà a svolgere nella realtà l’affido condiviso poiché vengono tagliati fuori dalla gestione dei loro figli e anche in presenza di comprovate problematiche materne, l’affidamento esclusivo dei minori ai padri è un accadimento eccezionale! Secondo l’ISTAT, infatti, la quota di affidamenti esclusivi concessi al padre oscillerebbe tra l’3 e il 4%!

Nella separazione e nell’affidamento, infatti, è ancora forte lo stereotipo che assegna alla madre una funzione primaria e ritiene “diritto naturale” l’affidamento a lei dei minori e che considera i padri non in grado di accudire un bambino, specialmente se piccolo. E questo in barba ai sempre più numerosi studi che sottolineano l’insostituibilità del ruolo e delle funzioni paterne, equiparate di fatto a quelle materne.

Ma quali sono gli effetti del divorzio sul piano psicologico nei padri?

Separazione e divorzio sono al numero due nella lista di eventi di vita maggiormente stressanti (al numero uno c’è la morte di una persona cara). Non c’è da stupirsi, quindi che i padri divorziati siano più depressi rispetto ai padri non divorziati. E questo indipendentemente dal fatto che i figli abitino con loro o meno. Inoltre, la qualità della relazione con il figlio non sembra influire significativamente sul benessere psicologico dei padri. Infine, i padri divorziati manifestano livelli più alti di stress psicologico, abuso di alcol  e mortalità rispetto ai padri non divorziati (Shapiro e Lambert, 1999).


Per molti uomini il divorzio (specialmente quando subìto e non voluto) è un vero e proprio lutto e si accompagna a vissuti di ansia, colpa, tristezza, angoscia, rabbia, solitudine e perdita del ruolo di partner. Oltre a questi stressor per molti uomini subentrano anche difficoltà economiche (assegno di mantenimento, costi legati all’iter giudiziario, ecc.) e non è raro che ci si debba accontentare di un’abitazione più modesta o addirittura ritornare a vivere con i genitori. Se la separazione o il divorzio non sono vissuti come occasione di crescita, ci si può lasciare andare, ci si trascura, e la qualità di vita non può che peggiorare.

Nei pochi casi in cui la coppia riesce a rimanere coppia genitoriale, è più facile che l’uomo si assuma la responsabilità di padre e questo lo aiuta a preservare il benessere psicologico.

Nei casi di uomini separati o divorziati e senza figli, invece, i livelli di benessere psicologico e qualità di vita sono influenzati dall’aver subìto o meno la scelta, dall’averla accettata o meno, e dalle motivazioni che hanno portato al divorzio (un conto, per esempio, è sentirsi dire che il matrimonio è finito perché la partner ha un altro uomo e un altro è essere lasciati perché l’uomo ha una relazione extraconiugale stabile). Un conto è chiedere il divorzio e un altro è vedersi recapitare, a ciel (quasi) sereno, la famosa “lettera dell’avvocato”. Per alcuni uomini il divorzio è l’occasione per ripartire e rifarsi una vita nuova ma per altri è come se la vita sia finita.

Se per alcuni padri, poi, non poter vivere i figli nella quotidianità è ulteriore fonte di sofferenza, per altri, invece, questo è vissuto come un sollievo dalle responsabilità genitoriali.

Infine, ma non di minore importanza, secondo il Rapporto della Caritas del 2021,  in Italia 800.000 mila uomini divorziati con figli si trova sulla soglia di povertà.  E’ questo un fattore non di poco conto che influisce negativamente sul benessere psicologico e la qualità di vita degli uomini separati o divorziati.

Oggi più che mai si avverte la necessità di servizi di assistenza legale e psicologica in sostegno dei papà divorziati, in particolare (ma non solo) all’inizio del processo di separazione. E’ proprio pensando a loro che insieme all’Avv. Maria Grazia Di Nella abbiamo in progetto di creare uno spazio di parola per loro che offra ascolto, comprensione ma anche formazione giuridica sui loro diritti spesso calpestati.

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Al centro del nostro lavoro c’è la persona. Studio Legale Di Nella è specializzato nel Diritto delle Famiglie, Diritto Internazionale della Famiglia, Diritto Collaborativo, Diritto della Persona, Diritto dei Minori, Diritto Penale Minorile, Sottrazioni internazionali dei Minori, Diritto delle Successioni e Donazioni e Diritto dell’Immigrazione.