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🤑 Mantenimento ai figli: ma certo!
❓ Ma fino a quando?

➡️ Nel nostro ordinamento non esiste un limite di età prestabilito e l’obbligo dei genitori di mantenere i figli non cessa con il raggiungimento della maggiore età, ma solo con il raggiungimento dell’indipendenza economica del* ragazz*.

➡️ Oggi parliamo di un padre di tre figli, tutti maggiorenni, che depositava ricorso per la modifica delle condizioni di divorzio chiedendo l’eliminazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno mensile per il loro mantenimento.
Moglie e figli si opponevano e il Tribunale dà loro ragione, costringendo l’uomo al pagamento delle spese processuali.

➡️ L’uomo torna all’attacco e deposita reclamo: motiva la richiesta alla luce del fatto che il figlio maggiore ventottenne laureato in scienze motorie, aveva intrapreso un ulteriore percorso al fine di conseguire l’abilitazione di fisioterapista.
Secondo l’uomo il figlio si trovava nella condizione di reperire un’occupazione lavorativa utile a divenire economicamente autosufficiente.
Studente iscritto alla facoltà di giurisprudenza fuori corso di oltre 4 anni, risultava il figlio “di mezzo”, mentre la figlia di 23 anni, anche lei iscritta alla facoltà di giurisprudenza, aveva scelto un`università privata senza averne condiviso la decisione con il padre.

➡️ La Corte d’Appello di Palermo dà ragione al padre il relazione ai figli maschi: per il primo figlio ormai laureato ed entrato nel modo del lavoro da un tempo ragionevole si può dichiarare cessato l’obbligo di corresponsione del mantenimento paterno e così anche per il secondo figlio, vista la sua colpevole e consapevole inerzia.
La figlia di 23 anni invece dovrà essere mantenuta in quanto studente con profitto e ancora lontana da riuscire a intraprendere una carriera lavorativa.

🔗 L’Avv. Cecilia Gaudenzi approfondisce sul nostro Blog il decreto n. 2912/2023 della Corte d’Appello di Palermo: io vi aspetto qui per commentarlo insieme!

#mantenimento #figli #dirittodifamiglia #genitori #padre #avvdinella
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👨‍👩‍👦 “Il preminente interesse del minore”: ecco cosa deve sempre tenere presente il giudice quando deve prendere decisioni che riguardano un bambino.

➡️ Un uomo viene chiamato in giudizio dall’ex convivente con la quale aveva avuto un figlio; la donna chiedeva che il bimbo le venisse affidato in via esclusiva - riferendo che il padre si sarebbe disinteressato del bambino - e che il padre le versasse un assegno di mantenimento di 1.500€ mensili oltre al 50% delle spese straordinarie per il piccolo. L’uomo si costituiva in giudizio contestando la versione della moglie e riferendo che la donna si era trasferita con il figlio in Francia in via definitiva senza il di lui consenso; l’uomo chiedeva che il figlio fosse affidato a lui.

➡️ Il Tribunale dava ragione alla donna; contro la decisione del Tribunale di Grosseto, l’uomo proponeva reclamo davanti alla Corte d’Appello di Firenze ma ancora una volta, i giudici gli danno torto. L’uomo quindi ricorreva in Cassazione fondando il proprio ricorso sul fatto che i giudici avessero deciso per l’affido esclusivo alla madre per il solo fatto che il piccolo viveva con lei all’estero.

➡️ Questa volta però gli Ermellini accolgono il ricorso dell’uomo e rinviano la causa alla Corte d’Appello per un nuovo esame. Le motivazioni della Corte di Cassazione evidenziavano che, innanzitutto, l’affido “condiviso” non va escluso per il solo fatto che i genitori siano fra loro conflittuali e che anche per i figli nati fuori dal matrimonio all’affido condiviso si possa derogare solo se risulti pregiudizievole per il benessere dei figli.

⚖️ Inoltre, per aversi una pronuncia di affido esclusivo occorre sia l’idoneità del genitore affidatario sia l’inidoneità di quello non affidatario per carenze educative, e sicuramente non era questo il caso. Il piccolo non può essere affidato alla madre per il solo fatto che vive con lei lontano dal padre potendo la distanza fra i genitori influire solamente sulle tempistiche e i ritmi delle rispettive visite.

❓ Siete d’accordo con la decisione della Corte di Cassazione? Si può fare il genitore “a distanza” in modo efficace?


#genitori #dirittodifamiglia #affidamento #figli #avvdinella
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🤘Tra cliché e realtà, si dice che i siciliani siano gelosi: vediamo quindi come ha reagito l’uomo protagonista della vicenda che vi raccontiamo oggi.

📷 Nella splendida cornice Messinese nasce il caso in esame, che riguarda un marito che scopre, tramite fotografie scattate dall’investigatore privato da lui assunto, di essere tradito dalla moglie: le immagini ritraggono la moglie e l’amante recarsi in un resort insieme per trascorrervi la notte.

➡️ L’uomo ricorre quindi al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto chiedendo che venga pronunciata la separazione con addebito alla moglie per aver violato i doveri coniugali e nulla disporsi a titolo di contributo al mantenimento della donna.
La moglie si difende respingendo le accuse di adulterio e chiede che le venga riconosciuto un mantenimento non essendo titolare di redditi propri. Il Tribunale, in via provvisoria, accoglie la domanda della donna e obbliga il marito a versarle la somma mensile di €500,00 ma nel prosieguo del giudizio il marito deposita le prove: fotografie scattate dall’investigatore privato raffiguranti la moglie che si incontrava con l’amante e si intratteneva con lui fino al giorno successivo.
Di fronte alle foto la donna non nega l’incontro ma si “aggrappa” alla circostanza che le foto non la raffiguravano in alcun atteggiamento intimo, amorevole o amicale con l’uomo.

➡️ La difesa della donna non regge e il Tribunale ritenendo sufficienti le prove dedotte dal marito, addebita la separazione alla donna ritenendo che l’uomo avesse provato che tale tradimento aveva causato la crisi del matrimonio e reso la prosecuzione della vita coniugale intollerabile. La moglie, infatti, non aveva fornito nessuna prova circa la sussistenza del disgregamento del nucleo familiare prima dell’infedeltà.
Per sfuggire, infatti, all’addebito, il coniuge fedifrago deve provare che la crisi è antecedente al tradimento e, che, pertanto l’infedeltà non è stata causa diretta della crisi familiare.

🔗 Scopriamo insieme l`approfondimento dell`Avv. Alice Di Lallo sul nostro Blog.

#tradimento #infedeltà #coppia #coniugi #AVDINELLA
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Oggi vi parlo di un marito che, sospettando di essere tradito, strappa dalle mani della moglie il suo cellulare per leggere i messaggi delle varie chat.
 
La moglie denuncia il marito, che viene condannato in primo e in secondo grado per rapina (e altri reati). Propone, quindi, ricorso per cassazione, sostenendo – con riferimento all’imputazione di rapina – la sua insussistenza, perché la brevissima e temporanea sottrazione dello smartphone della moglie aveva quale fine quello di conoscere il nome del suo legale: ciò integrerebbe al più furto d’uso o violenza privata, poiché la finalità perseguita non aveva avuto alcun riflesso patrimoniale, presupposto essenziale per il delitto di rapina.
 
La Cassazione, di contrario avviso, lo ha definitivamente condannato per rapina (Cass. n. 29360/23). Infatti, secondo giurisprudenza costante, nel delitto di rapina il profitto può concretarsi in qualsiasi utilità, anche solo morale, in qualsiasi soddisfazione o godimento che l’agente si riprometta di ritrarre, anche non immediatamente, dalla propria azione, purché questa sia attuata impossessandosi con violenza o minaccia della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene.
 
Va ricordato che anche per il furto d’uso “il fine di profitto del reato di furto, caratterizzante il dolo specifico dello stesso, può consistere anche in un fine di natura non patrimoniale” (Cass., S.U., informazione provvisoria n. 7 del 25.5.2023): in questo caso, se il fatto è commesso da un coniuge, non è punibile ai sensi dell’art. 649 c.p..
 
E ora ditemi: a voi è mai capitato che vostrxmarito/moglie/fidanzatx abbia controllato il vostro cellulare? Come avete reagito?
 
Post scritto da @avvcrespi
 
#diritto #penale #cassazione #furto #rapina #cellulare #marito#moglie #reato #condanna
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👨‍💻 Avanzamento di carriera = aumento della retribuzione.

Tutto bene ma cosa succede se l’ex coniuge, in virtù della promozione guadagnata dall’altro, chiede l’aumento del contributo al mantenimento dei figli?

⚖️ Ci risponde il Tribunale di Bari nella recentissima sentenza in commento: ai fini dell’aumento del contributo al mantenimento rileva anche l’avanzamento di carriera del genitore. 

➡️ Un coniuge chiedeva la cessazione degli effetti civili del matrimonio: egli era obbligato a corrispondere il mantenimento per ciascun figlio pari ad euro 350,00 e a sostenere la rata del mutuo dell’abitazione familiare. 
Egli lamentava il fatto che tali spese fossero diventate insostenibili; la moglie per contro sosteneva che nulla fosse mutato rispetto all’epoca della separazione e ciò che erano mutate erano invece le esigenze dei figli. Al tempo della separazione infatti i figli avevano 9 e 5 anni, e al momento della cessazione degli effetti civili 18 e 14.

➡️ La donna quindi domandava l’aumento del contributo pari ad euro 500,00 per ciascun figlio. 
Il Tribunale le dava ragione! L’Autorità Giudiziaria  ribadiva che, sul punto, si dove aver riguardo non solo all’obbligo alimentare bensì anche alla valutazione degli aspetti legati alle mutate esigenze dei figli. Il Tribunale provvedeva così ad aumentare il contributo al mantenimento nella misura di €500,00 per ciascun figlio confermando l’accollo integrale del mutuo da parte del padre. 

➡️ Tale decisione trovava ragion d’essere proprio anche nella crescita professionale che aveva interessato negli anni il ricorrente. 
In particolare l’aumento del contributo era stato giustificato dal tempo trascorso dalla data della separazione nonché dalle complessive e migliorate condizioni economiche raggiunte nelle more dal ricorrente. 
Quest’ultimo, infatti, aveva conseguito nell’ambito lavorativo delle promozioni che gli permettevano di far fronte alle nuove esigenze dei figli e proprie.  
🔗 Ora tutti sul Blog a leggere il commento alla sentenza: il contributo è dell’Avv. Angela Brancati. 

Un click sul link in Bio, ed uno su Blog.

#carriera #genitori#dirittidifamiglia #avvdinella
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🖋️ Hai rinunciato al mantenimento in sede di separazione?
 
➡️ Bene, non hai perso il diritto a percepire l’assegno sociale.
Il principio giunge dalla Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso di un uomo che richiedeva il contributo previdenziale pur avendo, a suo tempo, rinunciato al mantenimento in sede di separazione.
 
➡️ Vediamo prima brevemente cos’è l’assegno sociale e poi affrontiamo il caso.
L’assegno sociale è un contributo economico assistenziale a tutela dei soggetti richiedenti che versano in condizioni di bisogno: hanno diritto all`assegno i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare inferiore al limite massimo stabilito dalla legge. 
 
➡️ Nel caso in esame, un uomo, che versava in stato di bisogno, si rivolgeva al Tribunale di Grosseto per vedersi corrispondere l’assegno sociale. 
Il Giudice rigettava con sentenza la sua richiesta in quanto egli, in sede di separazione, aveva rinunciato a percepire ogni contributo da parte dell’ex coniuge, vista la situazione di incapienza.
L’uomo quindi proponeva appello, ma la Corte d’Appello di Firenze confermava la decisione del Giudice di primo grado.
 
➡️ Da qui il ricorso per Cassazione, fondato sul fatto che “la corte territoriale non aveva considerato i redditi effettivamente percepiti (e solo essi) come richiesto dalla norma e aveva trascurato il fatto che il coniuge fosse comunque incapiente , sicché una disposizione di mantenimento sarebbe stata in ogni caso ineseguibile”.
 
⚖️ Gli Ermellini , nell’accogliere il ricorso dell’uomo, stabilivano che il diritto alla corresponsione dell’assegno sociale prevede come unico requisito lo stato di bisogno del richiedente e non è previsto che lo stato di bisogno, per essere normativamente rilevante, debba essere anche incolpevole.
 
La mancata richiesta di assegno di mantenimento non può essere equiparata in alcun modo alla mancanza di stato di bisogno.

❗Non ha importanza la mancata richiesta del mantenimento all’ex coniuge a titolo di assegno divorzile: rileva lo stato di bisogno effettivo del titolare. 

❓Dubbi e domande sul post, come sempre, nei commenti 😉
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🧒 Curatore speciale del minore: la figura, nominata dal giudice che rappresenta la “voce del figlio” all’interno di un provvedimento che coinvolga il nucleo familiare.
Il curatore ha il compito di «dare voce» al minore nei casi in cui è stato valutato esserci un conflitto di interessi con i genitori, e  di perseguire i suoi interessi quale obiettivo supremo.
 
❓Cosa succede se i genitori non sono d’accordo con tale nomina? 
La Corte d’Appello di Milano, con decreto del 20 aprile 2023, ha dichiarato inammissibile tale impugnazione in quanto il decreto di nomina non ha "natura decisoria". 
 
➡️ Il caso da cui scaturisce la decisione in commento riguarda la tutela di un minore figlio di un padre affetto da disturbo paranoide della personalità; il minore veniva collocato, nel 2021, in una famiglia affidataria. A seguito dell’allontanamento del figlio, il padre iniziava la procedura per il cambio del proprio cognome. 
Poiché l’accoglimento dell’istanza avrebbe determinato automaticamente anche il cambiamento del cognome del minore, con grave pregiudizio per il medesimo, il Tribunale per i Minorenni nominava un curatore speciale.

➡️ Contro il decreto di nomina del curatore speciale i genitori depositavano reclamo alla Corte d’Appello di Milano, ritenendo non sussistere alcun conflitto di interessi tra loro ed il figlio: la Corte dichiarava invece inammissibile il loro reclamo.
L`inammissibilità è affermata perché il provvedimento di nomina ha funzione meramente strumentale ai fini del singolo procedimento e non ha, quindi, natura decisoria.

➡️ In ogni caso, la Corte ha rilevato l’esistenza in concreto di un conflitto di interessi fra i genitori e il minore.
 
⚖️ La Cassazione a tale proposito ha rilevato che a giustificare la nomina del curatore speciale non è solamente l`ipotesi del conflitto di interessi "attuale" ed "effettivo", ma altresì è sufficiente che il
Conflitto possa essere "virtuale".
 
🔗Affrontiamo il caso con l`Avv. Maria Grazia Di Nella: un click sul link in Bio e poi su Blog.
 
#curatorespeciale #minori #avvdinella
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"Avvocato, mio marito ed io non abbiamo mai avuto rapporti intimi: posso chiedere il divorzio?"...
"Mia moglie mi rifiuta da tempo, Avvocato...vorrei divorziare: quali sono le tempistiche?”

👍Facciamo chiarezza.
Avere rapporti sessuali fra coniugi è un dovere coniugale: con il matrimonio nascono diritti ed doveri reciproci tra i coniugi disciplinati dall’art. 143 c.c. e tra questi vi è il dovere di assistenza morale.
Ma sempre più spesso ci troviamo di fronte a coppie che decidono di non vivere appieno la dimensione intima sessuale: i così detti "matrimoni bianchi" ovvero relazioni coniugali prive di rapporti sessuali completi.

✨Nel caso in cui in matrimonio non sia mai stato consumato, ciascun coniuge potrà legittimamente richiedere ed ottenere direttamente una sentenza di divorzio senza prima “passare” dalla separazione.
Se, invece, il rifiuto di avere rapporti sessuali con l’altro coniuge interviene ad un certo punto del matrimonio e tale comportamento non è una scelta condivisa, il coniuge insoddisfatto potrà chiedere la separazione e, in alcuni casi, anche la pronuncia di addebito. 
👉Questo quanto confermato anche recentemente dalla Cassazione (Sent. n.3645 del 7.2.2023) che ha specificato come la non consumazione del matrimonio non incida, di per sè, sull`esistenza e sulla validità giuridica del matrimonio, ma è causa di divorzio o di annullamento del vincolo coniugale, cosicché essa non tocca la validità e idoneità del matrimonio a produrre effetti sino al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, né incide sull`applicabilità della normativa relativa all`assegno di divorzio.

❓E come si dimostra il fatto di non consumare?
Certo non si tratta di una prova semplice da fornire, soprattutto vista la delicatezza della questione e la dimensione "privata" e intima che si va a trattare.
➡️La più frequente è la confessione del coniuge che si rifiuta di avere rapporti con l’altro, ma anche la testimonianza del terapeuta e le “confidenze” tra amici. 

🫵Secondo voi è giusto che la dimensione sessuale rivesta una tale importanza nella coppia al punto da poter essere causa di divorzio? Parliamone qui nei commenti.

#assistenzamorale #coniugi #avvdinella
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🖋️ Il caso che affrontiamo oggi nasce in Sicilia: parliamo di decadenza dalla responsabilità genitoriale ed ascolto dei minori.
 
➡️ Due genitori vengono dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale nei confronti dei tre figli minori, dal Tribunale di Catania. 
E’ la storia di un padre violento e di una madre incapace di proteggere i suoi tre figli aggrediti e continuamente offesi e denigrati dall’uomo. 
 
➡️ Avverso tale pronuncia i genitori ed altri parenti proponevano tre diversi reclami, che venivano tutti rigettati dalla Corte d’Appello: le indagini penali avevano confermato le condotte aggressive, condotte supportate dalle intercettazioni ambientali e da tali intercettazioni emergeva il tentativo realizzato dalla donna di esercitare pressioni psicologiche sui minori affinché confermassero la loro “idoneità” genitoriale.
 
➡️ La vertenza giungeva in Cassazione, e qui i ricorrenti impugnavano le decisioni rilevando che i minori non erano stati ascoltati.
 
⚖️ Gli Ermellini respingevano ancora una volta tutti i ricorsi evidenziando che quando vi è urgenza di tutela dell`incolumità dei minori per sottrarli alle gravi condotte violente ed aggressive dei genitori, la pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale può avvenire anche solo sulla base di accertamenti e verifiche svolte con le intercettazioni ambientali.
 
L’ascolto dei minori maltrattati, infatti, può essere omesso quando costituisce pericolo di vittimizzazione secondaria per gli ulteriori traumi che il fanciullo - che li ha già vissuti - possa essere costretto a riviverli.
 
🔗 Per l’approfondimento dell’Avv. @maria.zaccara , cliccate il Link in Bio e poi cliccate su Blog.
 
#responsabilitàgenitoriale #decadenza
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👨‍👩‍👦 “Adozione mite”: con tale termine si identifica una particolare forma di adozione di un minore che implica il mantenimento dei rapporti con i suoi genitori biologici.
Secondo i giudici, prima di pronunciare l’adozione “legittimante” è opportuno valutare l’interesse del minore a conservare il legame con la famiglia naturale.
L’adozione mite viene disposta nei casi di abbandono semipermanente: oltre alla fragilità genitoriale, si associa la permanenza di un rapporto affettivo significativo “così da essere opportuno che all’accoglienza nella nuova famiglia si accompagni la permanenza di rapporti di fatto e giuridici con la famiglia di origine”.
 
➡️ La Corte di Cassazione ha pronunciato di recente il principio secondo cui ai parenti entro il quarto grado che si prendono cura del minore è consentito ricorrere all’adozione “mite”, anche se non è orfano di padre e di madre.
 
➡️ Il caso nasce dal Tribunale per i minorenni di Roma, che rigettava il ricorso dei nonni materni rivolto ad ottenerne l’adozione ex art. 44 lett. d) l. n. 184/1983 della nipote che era stata a loro affidata dalla nascita e di cui il nonno era tutore a seguito della decadenza dalla responsabilità genitoriale di entrambi i genitori.
I nonni, vedendosi rigettare il ricorso, proponevano appello ma anche questo veniva rigettato.
 
➡️ La Corte d’Appello, infatti, riteneva che visto il legame di parentela diretta e il ruolo di tutore del nonno, l’adozione non avrebbe aggiunto alcuna tutela ulteriore per la minore. Inoltre la pretesa dei nonni era in contrasto con l’art. 44 lett. a) l. 184/1983, secondo cui il minore può essere adottato da persone unite da vincolo di parentela fino al sesto grado, ma solo nel caso in cui l’adottando sia orfano di padre e di madre.
Da qui, il ricorso per Cassazione.
 
⚖️ Gli Ermellini accolgono il ricorso e cassano con rinvio la sentenza impugnata: il giudice di seconde cure aveva tralasciato di valutare l’interesse del minore; laddove esista già già un nucleo con vincoli di parentela disposto ad accogliere stabilmente il minore non è necessario tentare di trovarne altri.
 
E voi, avevate già sentito parlare di “adozione mite”?
 
 
#adozione #minori
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Una recente sentenza della Cassazione (n. 29139/23) ha analizzato il caso di un padre condannato per non aver provveduto al pagamento delle somme stabilite dal Giudice civile per il mantenimento dei due figli minori: più precisamente, egli aveva corrisposto somme mensili di 400 euro (a fronte dell`importo di 800 euro stabilito in sede di accordo omologato) nel maggio del 2013, nei mesi di novembre e dicembre 2014 e di febbraio 2015.
 
Secondo la Cassazione va accolto il ricorso dell’imputato, poiché la Corte di Appello ha omesso di motivare sulle ragioni della mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall`art. 131-bis c.p., che può essere rilevata di ufficio dal giudice d`appello.
 
Secondo la Suprema Corte dalla ricostruzione dei fatti nella sentenza di appello emerge l`occasionalità dell`inadempimento - limitato ai soli mesi di dicembre 2014, gennaio e febbraio 2015 - nonché la parzialità di quest`ultimo, essendo stato versato l`importo di euro 400 a fronte di quello stabilito di euro 800.
 
Inoltre, il ricorrente aveva versato importi straordinari ed aggiuntivi non esigui nei mesi di giugno, settembre, ottobre, novembre 2013 e giugno 2014: secondo gli Ermellini ciò deve comportare un “notevolissimo ridimensionamento del fatto” rilevante per la causa di non punibilità prevista dall`art. 131-bis c.p..
 
Ed invero, la violazione ripetuta, ma occasionale - come nel caso di specie - può giustificarne l`applicabilità secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato.
 
Infine, l’occasionalità degli inadempimenti può escludere l`abitualità della condotta dell’imputato, che non ha precedenti penali.
 
La Cassazione ha, quindi, annullato senza rinvio.
 
Secondo voi l’inadempimento parziale è un fatto lieve che non va, dunque, punito?
 
Post scritto da @avvcrespi
Per leggere l’articolo completo fate un click sul link in bio
 
#diritto #processo #cassazione #assegno #mantenimento #moglie #marito #figli #ex #reato #assoluzione
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Polizia Tributaria e accertamenti fiscali: ne parliamo oggi!
Siete curiosi?

Nell’ordinanza in commento gli Ermellini hanno stabilito che “non si può pretendere che il Giudice disponga d`ufficio approfondimenti tramite la polizia tributaria sulle condizioni economiche della controparte quando è la stessa parte interessata all`approfondimento a non avere adempiuto agli oneri di esibizione e di disclosure”.

➡️ Il caso nasce da un procedimento per lo scioglimento del matrimonio in cui un marito chiedeva l’assegno divorzile alla moglie ma i giudici di merito glielo negavano ritenendo che le sue condizioni economiche fossero “agiate”. La donna infatti era riuscita a provare che il marito aveva sempre svolto attività imprenditoriale, aveva estinto un capiente conto corrente a Montecarlo, era stato socio di diverse società all’estero e proprietario di varie autovetture.

➡️ Il marito quindi impugnava la sentenza è chiedeva l’indagine fiscale e tributaria sulle condizioni economiche di lei.
Il Giudice di seconde cure rigettava l’impugnazione senza disporre alcuna indagine sulle disponibilità economiche dell’ex moglie, anche rilevando che tale domanda non era stata formulata nel giudizio di primo grado.

⚖️ L’uomo giungeva quindi alla Corte di Cassazione, che ne rigetta il ricorso.
Gli Ermellini affermano che, da un lato, egli non aveva documentato in quale modo aveva contribuito alla formazione del patrimonio dell’ex moglie, dall`altro affermano che l’art. 5 c.9 L. 898/1970 non impone al Giudice l’obbligo di disporre indagini tramite la polizia giudiziaria.
Essendo dunque attribuito al Giudice un potere discrezionale, la decisione assunta dallo stesso non è sindacabile in sede di legittimità.
Il ricorrente, inoltre, non aveva neppure mai depositato la propria documentazione fiscale!
La pretesa dell’ex marito risultava, pertanto, totalmente priva di fondamento tanto giuridico quanto logico, dato che l’uomo pretendeva accertamenti sull’ex moglie che lui stesso non aveva permesso di effettuare sul proprio conto.

🔗 Cliccate sul link in Bio e poi su Blog per l`approfondimento della Dott.ssa Elisa Cazzaniga.

#redditi #coniuge #avvdinella #dirittodifamiglia
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🦸‍ Papà divorziato ottiene l’affidamento esclusivo del minore che non vuole frequentare la mamma: cosa è accaduto? Andiamo con ordine.

➡️ I Giudici, quando si trovano a dover decidere su questioni relative all’affidamento dei figli minori, devono valutare prioritariamente la possibilità che i figli vengano affidati ad entrambi i genitori: parliamo di affido condiviso, che presuppone un comune impegno progettuale dei genitori circa le scelte relative alla vita dei figli minori.

L’ipotesi dell’affidamento esclusivo (quindi ad uno solo dei genitori) è, infatti, residuale e deve essere motivata da specifiche mancanze del genitore: deve risultare quindi una manifesta carenza educativa in capo al genitore tale da rendere l’affidamento pregiudizievole per il figlio.

➡️ Oggi affrontiamo il caso di un figlio preadolescente che - conteso tra i genitori - non vuole più avere contatti con la madre. La donna, infatti, aveva abbandonato la casa familiare e per molto tempo si era disinteressata dei figli rimasti a vivere con il padre. I Servizi Sociali accertano che i rapporti con la madre sono ridotti ai minimi termini; il ragazzino racconta di sentirsi sereno con il proprio padre, di aver sofferto molto per l’abbandono della madre e di voler rimanere a fianco del papà.
E la mamma? Oltre ad essersi disinteressata dei propri figli, la donna aveva rifiutato il percorso di terapia volto a riavvicinarla ai propri ragazzi e non aveva, peraltro, mai versato la sua quota di mantenimento per gli stessi.
➡️Il Tribunale adito per la separazione cosa ha quindi deciso in ordine al destino di questo figlio?

⚖️ Considerato che le dichiarazioni del ragazzino non erano riconducibili a condotte ostruzionistiche del padre nei confronti della madre (per esempio il padre non denigrava la figura materna) bensì alla situazione concreta vissuta dal ragazzo, ha affidato in via superesclusiva il figlio al padre con delega di assumere da solo ogni decisione di massima importanza del minore anche senza l’assenso dell’altro genitore, ma con il solo obbligo di informazione.

🔍 Decisione favorevole al papà! Chi di voi la pensa come il Tribunale di Bergamo?

#padri #affidamento
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🥷 Guerra fra ex: ecco il caso con cui ci confrontiamo oggi!
Il padre è un collaboratore di giustizia, appartenuto ad un clan della ‘ndrangheta ed ex tossicodipendente; la madre invece non si era mai riuscita ad allontanare dai contesti criminali che conosceva fin da piccola. La minore, figlia dei due, è la protagonista della vicenda.
🤬 La storia ha inizio dopo che la coppia viene inserita in un programma di protezione che - mal vissuto dalla donna - diventa causa di una sempre più accesa conflittualità tra i genitori che sfocia nelle pressioni della madre rivolte a screditare il padre. L’alta conflittualità esistente tra i genitori, quando crea un pregiudizio al minore, può portare all’adozione di provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale e all’affido del minore al Servizio Sociale.
L’Autorità deve accertare se un bambino vive in un ambiente familiare non idoneo alla sua crescita e lo può affidare ai servizi sociali.
⚖️ Ecco però che nell`ordinanza della Corte di Cassazione, n. 24972/2023 viene sancito il principio secondo cui l’affido del minore al Servizio Sociale, con limitazione della responsabilità di entrambi i genitori, fondato sulla sola sussistenza di una elevata conflittualità nella coppia genitoriale senza che però sia stata effettuata dal Giudice l’esame delle cause del conflitto, NON E’GIUSTIFICATO!
La mancata valutazione delle motivazioni alla base della conflittualità genitoriale inficia la ponderazione dell’interesse superiore del minore e la valutazione della capacità genitoriale.
Ed è proprio quello accadeva nella vicenda: il padre ricorreva in Cassazione dopo che la Corte d’Appello aveva confermato l’affidamento della figlia ai servizi sociali con collocamento alla madre senza aver valutato le ragioni della conflittualità fra i due genitori.
La Cassazione gli dà ragione proprio perché non erano state valutate e cause della conflittualità e perché non era stato verificato se i rapporti padre-figlia si fossero complicati a causa l’opposizione della madre della minore.
🔗 Leggete sul nostro Blog l’approfondimento a cura dell’Avv. @ceciliagaudenzi
Un click sul link in Bio ed uno su Blog.

#genitori #bigenitorialità
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🌸 Back to the office! 🌸
Annunciamo ufficialmente che l’estate è finita e ricominciamo un nuovo “anno scolastico” di lavoro!!

Noi ne siamo felici! Trascorreremo un sacco di tempo insieme e vi porteremo per mano nel nostro mondo fatto di “diritto” ma anche di “rovescio”; di rabbia e di amore; di adulti e di bambini.

Risponderemo alle vostre domande, approfondiremo i temi più “caldi” del diritto di famiglia e delle successioni, commenteremo insieme le sentenze più interessanti del momento con … la giusta dose di leggerezza!

Siamo pronte a ricevere i vostri quesiti, i suggerimenti, le vostre idee e proposte per ripartire felicemente insieme!

E allora iniziamo..

Un sorriso da tutte noi
Maria Grazia, Alice, Maria, Cecilia, Angela ed Elisa

#avvdinella #studiodinella #avvocati #dirittodifamiglia
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💵 Cosa succede al denaro ricevuto per successione, al momento della divisione della comunione dei beni?
Resta di proprietà del coniuge che lo ha ricevuto, che può quindi prelevarlo tranquillamente oppure ricade nella comunione dei beni?

➡️ Andiamo per gradi.
Una coppia contraeva matrimonio in regime di comunione dei beni.
Tale regime patrimoniale era stato mantenuto per circa vent’anni, prima che i coniugi convenissero l’applicazione del regime di separazione dei beni.
Dalla divisione di tali beni nasce una controversia che investe il Tribunale di Treviso, che provvedeva alla relative assegnazioni e restituzioni.
Il contenzioso fra i due coniugi riguardava, fra gli altri aspetti, soprattutto
una cospicua somma di denaro prelevata dal marito, ricevuta in successione dal proprio padre.

➡️ La moglie chiedeva che tale somma ricadesse in comunione, mentre il marito lo contestava sostenendo che si trattasse di “denaro personalissimo” e che non dovesse ricadere in comunione.

➡️ La vicenda giungeva alla Corte d’Appello.
I Giudici di seconde cure daranno ragione alla moglie affermando che dovevano rientrare in comunione anche le somme dal merito ricevuto per successione dal padre.
Il marito quindi, avverso la decisione della Corte d’Appello, ricorreva in Cassazione.

⚖️ Cos’hanno deciso gli Ermellini?
Gli Ermellini hanno posto l’attenzione sull’uso concreto che viene fatto delle somme di denaro ricevute:
“Per evitare la caduta in comunione di una somma, bisogna provare la conservazione del denaro “personalissimo”: quindi, se il denaro non è mai stato utilizzato per soddisfare i bisogni della famiglia, resta di proprietà esclusiva del coniuge che lo possiede.”

❗In altre parole, non basta invocare la provenienza di tale denaro ma bisogna anche provare che le somme sono state conservate nel corso del tempo e mai messe a disposizione della famiglia. In mancanza di tale prova quindi, il denaro è considerato “comune”.

La Corte ha rigettato il ricorso e condannato l’uomo al pagamento delle spese.

➡️ E voi, avete mai sentito parlare del “denaro personalissimo”?

#successione #separazione #coniugi #eredità
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🧳 Il minore vuole restare in Italia con il padre e si oppone a tornare all’estero con la madre.
E’ sufficiente la sua volontà?
Molto interessante il caso che l’Avv. Angela Brancati ha affrontato oggi sul nostro Blog, commentando la pronuncia n. 23340/2023 della Corte di Cassazione: siamo nell’ambito della sottrazione internazionale di minori.
La sentenza tratta di un caso riguardante un minore portato al vaglio prima del Tribunale per i Minorenni di Bari e in seguito della Suprema Corte di Cassazione.

➡️ Per restare in Italia, non è sufficiente che il bambino si opponga a rientrare all’estero, a meno che non venga dimostrato concretamente un grave e reale pregiudizio nei suoi confronti.

➡️ Gli Ermellini, leggerete nell’articolo, hanno accolto il ricorso di una mamma che chiedeva il rientro del figlio in Germania, sua abituale residenza: il minore infatti non aveva più voluto rientrare nel Paese di residenza ove viveva con la madre e il fratello a causa delle di loro condotte maltrattanti.

➡️ Avverso la decisione del Tribunale per i Minorenni di Bari che non ordinavano il rientro del minore, ricorreva la madre lamentando che i Giudici, nel ritenere legittimo il trattenimento in Italia da parte del padre valorizzando le dichiarazioni del minore e gli accertamenti compiuti dai Servizi Sociali, avevano attribuito rilevanza decisiva alle parole della minore senza tuttavia provarne la veridicità e senza accertare la capacità di discernimento.

⚖️ La Corte di Cassazione darà ragione alla madre: nei casi di sottrazione internazionale di minori, le uniche condizioni ostative al rientro nel luogo di residenza abituale sono il fondato rischio del minore di essere sottoposto a pericoli fisici o psichici oppure di ritrovarsi in una situazione di vita intollerabile (art. 13 Convenzione dell’Aja).
Per questi motivi, la Corte di Cassazione ha cassato il decreto impugnato, con rinvio al Tribunale per i Minorenni per una nuova valutazione del caso nel rispetto della portata applicativa dell’art. 13 lett. b) della Convenzione dell’Aja.

🔗 Scopriamo insieme l`articolo a cura dall’Avv. Angela Brancati.


#tuteladeiminori #sottrazioneinternazionale #avvdinella
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Commette il reato di appropriazione indebita il padre separato che trattiene l’assegno familiare versatogli dall’Inps per i figli minori che sono stati affidati alla madre e che convivono con lei (Cass. n. 24140/2023).
 
E ció anche se il giudice, in sede di separazione, non aveva previsto l’attribuzione dell’assegno alla madre affidataria.
 
La funzione di tali assegni, è quella di far fronte alle necessità quotidiane dei minori e spetta al genitore che vive con gli stessi.L’altro genitore non ha la gestione autonoma dell`assegno che è vincolato allo scopo fissato dal sistema normativo: esso ha una funzione di integrazione alimentare.
 
La Cassazione ha, pertanto, confermato la condanna a tre mesi di reclusione. 
 
Va ricordato come il reato di appropriazione indebita, previsto dall’art. 646 cp - secondo il quale va punito chi per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso - è procedibile a querela. 
 
Prima di proporre querela è necessario richiedere la restituzione dell’assegno: se la richiesta non verrà accettata, da tale rifiuto decorreranno i 90 giorni per querelare.
 
Sapete che l’assegno familiare è stato sostituito dall’Assegno Unico?
 
Post scritto da @avvcrespi
 
#diritto #processo #appropriazione #moglie #marito #figli #assegno #condanna #querela #cassazione #genitore
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🏠 “La madre collocataria dei minori resta nella casa familiare nonostante le forti tensioni con ex “suoceri” che vivono vicino, in questo caso nello stesso fabbricato.
Le ripercussioni sui bambini dovrebbero essere dimostrate con eventi particolarmente pesanti e circostanziati.”
Questo il principio enunciato dalla Corte di Cassazione nell’accogliere il ricorso di una donna che si era vista revocare l’assegnazione della casa familiare a causa dei cattivi rapporti con l’ex compagno e i di lui genitori.

➡️ Per gli Ermellini la casa familiare deve proteggere l’interesse primario dei figli minorenni a restare nell’habitat domestico come centro dei loro affetti, degli interessi e delle loro abitudini: per questo, le vicende che riguardano i genitori non devono incidere sulla vita dei figli.
La prole potrà essere trasferita dalla casa familiare solo se vi sia accordo fra i genitori o se il trasferimento sia dettato dall’esigenza di tutelarne gli interessi: diversamente i figli devono restare nella casa in cui hanno vissuto con i genitori.

➡️ Nel caso in esame il Tribunale aveva disposto il collocamento delle figlie minori presso la madre assegnandole la casa familiare, di proprietà del padre, ritenendo che la donna potesse abitarle insieme alle figlie; questo nonostante nello stesso edificio abitasse l’ex compagno con i propri genitori.

➡️ La Corte d’Appello in sede di reclamo, invece, (pur sempre confermando il collocamento delle figlie presso la madre) revocava l’assegnazione della casa familiare, le dava 3 mesi per lasciare la casa familiare e trovare un casa il locazione vicino a quella familiare!

➡️ La donna adiva la Corte di Cassazione.
La Corte, accogliendo il suo ricorso, decideva che i minori devono continuare a vivere nell’habitat domestico in cui per lungo tempo hanno trovato riparo.

✨La decisione si è fondata sul fatto che gli episodi relativi alle tensioni derivanti da cattivi rapporti di vicinato non fossero stati dimostrati concretamente: non vi era nessuna prova che ne dimostrasse l’esistenza o la gravità.

E voi? In che rapporti siete con i vostri ex suoceri?

#casafamiliare #figli
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