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maternità e paternità

Maternità e paternità: attitudini e criticità

(A cura del Dott. Luigi Colombo)

Se per definizione la maternità è il periodo che va dalla gestazione alla fase di accudimento successivo alla nascita, consiste anche nell’insieme dei legami, vincoli, e emozioni connessi all’accudimento e alla crescita dei figli. La maternità ha per compito principale la risposta ai bisogni fondamentali, vitali e relazionali del bambino. Il punto critico principale della maternità è la capacità di consentire al bambino l’esplorazione dell’ambiente e in generale quella progressiva separazione dalla sicurezza prodotta dalla presenza della madre. La maternità si svolge dunque tra questi due binari in qualche modo divergenti: sperimentare un elevato “appagamento” nello stare con il proprio bambino, accudendolo, giocando con lui, coccolandolo, vezzeggiandolo; e nello stesso tempo acconsentire che il bambino si stacchi da questo universo “fusionale”,  “oceanico”, illimitato, potendo, così acquisire competenze e esperienze che utilizzerà pienamente da adulto. 

La paternità consiste in un rapporto con il bambino meno connesso all’accudimento psicofisico del bambino; una attenzione e un prendersi cura meno che si verifica al di fuori della dimensione fusionale. Il compito principale della paternità è di offrire un modello diverso; diverso ma non alternativo all’universo materno. Nella posizione paterna l’adulto deve mostrare, con i gesti e le parole, una strada in cui realizzare qualcosa nel mondo. Il punto critico della paternità è dunque opposto a quello della maternità: il padre non deve dimenticare che il percorso del figlio sarà sempre qualcosa di nuovo e originale, cioè che il bambino non può essere la copia del padre. In altre parole il padre non deve prendersi per un educatore che vuole plasmare il proprio figlio. 

Anche l’osservazione di altre culture, al di fuori di quella occidentale, mostrano la presenza di attitudini e posizioni distinte nei confronti della prole. In nessuna cultura i ruoli di padre e madre hanno caratteristiche identiche.

Maternità e paternità sono attitudini che possono essere complementari ma anche non esserlo. Conflitti interni alla coppia genitoriale possono rendere i due ruoli divergenti, accentuando aspetti contrastanti. Un caso tipico è quando un genitore contrapponga il valore del proprio modo di essere genitore a quello dell’altro genitore, ergendosi a genitore modello, dimenticando quanto sia utile alla crescita questa differenza di ruoli. La separazione accentua questi problemi; in questo caso il genitore dovrebbe essere disponibile e recettivo alle indicazioni dell’altro genitore.

Maternità e paternità sono due funzioni, due modi di essere nei confronti dei figli che possono essere radicati nel fatto biologico della filiazione, ma possono anche sussistere al di fuori di questo, come quando vi è accoglimento nel nucleo famigliare di un figlio adottivo, o affidato. I questi casi come in altri, vanno considerati due modi di essere adulto, di “farsi riferimento”, in quanto adulto, per un bambino.

Laureato in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano e in Psicologia presso la Sapienza di Roma, è specializzato in Psicoterapia e si è formato nella Scuola Europea di Psicoanalisi (Sezione Italiana); ha lavorato in ambito criminologico, nel recupero delle persone tossico-dipendenti e degli autori di reato sessuale; ha lavorato in ambito comunitario in qualità di educatore con persone affette da patologie psichiatriche; è stato per 12 anni Giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Milano; pratica la psicoanalisi e la psicoterapia a Milano.