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La Giornata Internazionale dell’educazione al tempo della pandemia

(avv. Maria Grazia Di Nella e Dott.ssa Valentina Calvi)

Oggi, 24 Gennaio 2021, per il terzo anno, si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, proclamata come tale nel 2018 dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) al fine di sensibilizzare governi e cittadini sul diritto allo studio. La scuola, infatti, è un diritto umano ed una responsabilità pubblica, nonché la chiave per uno sviluppo economico equo ed inclusivo. Ancora oggi nel mondo 617 milioni di bambini ed adolescenti non sanno né leggere né scrivere, mentre 258 milioni non frequentano la scuola.

Come diritto umano, il diritto all’educazione non prescinde da nessuna obbligazione o privilegio: l’educazione è talmente fondamentale all’arricchimento e formazione dell’individuo e della comunità in cui vive che ogni bambino nasce con il diritto di frequentare la scuola. In Italia il diritto alla scuola è sancito anche dagli articoli 33 e 34 della nostra costituzione che stabilisce che “la scuola è aperta a tutti”, riconfermando il ruolo indispensabile dell’insegnamento alla base della nostra repubblica. Non solo, l’educazione è stata identificata dall’UNESCO come la fonte rinnovabile più preziosa al mondo. 

Mentre c’è ancora molto lavoro da fare per garantire un’educazione di qualità a tutti i bambini del mondo, i trend mostrano un’immagine positiva: abbiamo fatto passi da gigante negli ultimi cinquant’anni. Garantire un’educazione universale è il quarto obbiettivo di sviluppo sostenibile definito dall’ONU, che da decenni si impegna per coordinare lo sforzo verso questo fine. Negli ultimi 20 anni il numero di minori non frequentanti è stato dimezzato, e la maggior parte dei paesi mondiali è riuscita a migliorare gli esiti dell’apprendimento scolastico dal 1985.

Purtroppo, è legittimo chiedersi che effetti la pandemia da Covid-19 potrebbe avere sui risultati fin ora ottenuti. L’esperienza italiana della didattica a distanza (DAD) dimostra le numerose difficoltà che gli studenti devono affrontare per esercitare il proprio diritto all’educazione.

A causa del metodo di trasmissione del Coronavirus, l’insegnamento per la maggior parte degli studenti italiani, come molti dei loro coetanei stranieri, è stata spostata sui canali virtuali. Questo comporta l’inserimento di un mezzo attraverso il quale accedere all’insegnamento: dove prima esso era la struttura scolastica oggi il mezzo è un’apparecchiatura tech.

Che sia Zoom o Microsoft teams la didattica online richiede appunto un apparecchio connesso ad una rete Wi-Fi stabile. Sul territorio italiano questo presenta già una notevole sfida: l’UNICEF stima che il 12% della popolazione italiana non ha accesso alla banda larga, mentre l’ISTAT afferma che nel 2019 circa il 12% dei minori in età scolastica non avevano a disposizione PC o tablet da utilizzare.

Tra le problematiche con piattaforme online e la perdita di un’ambiente scolastico concreto, non c’è dunque da stupirsi se solamente il 17% degli studenti credano che le misure messe a punto dal governo per la didattica a distanza siano efficaci. La perdita di adeguatezza dell’insegnamento avrà sicuramente conseguenze per gli studenti di tutte le età.

Innanzitutto, l’allontanamento forzato prevede la perdita di importanti opportunità per la socializzazione, fondamentale per la formazione sociale dei più piccoli e per la salute collettiva degli adolescenti. Non solo, se nella didattica a distanza è diminuita anche la qualità dell’apprendimento, le ripercussioni sui progressi scolastici degli studenti non tarderanno a farsi sentire.

I problemi della didattica a distanza quindi si appalesano in varie forme: prima tra tutte difficoltà ad accedere ai servizi tecnologici, la perdita di interesse o motivazione, la diminuzione della dimensione reciproca tra prof e studenti, e la perdita della dimensione sociale per tutti gli studenti. Purtroppo, questi disagi si allargano anche ai genitori, che devono spesso improvvisarsi insegnanti di sostegno mentre fanno fronte anche ad ulteriori responsabilità lavorative o familiari.  

Sarà quindi doppiamente importante impegnarsi nella promessa fatta nella sede dell’ONU quando il 24 Gennaio fu proclamata la giornata internazionale dell’educazione. Promettere ai nostri studenti un’educazione di qualità, flessibile e pronta ad affrontare i bisogni degli studenti più colpiti dagli effetti di questa pandemia

È Avvocato Collaborativo del Foro di Milano, componente del Comitato Scientifico della SOS Villaggi dei Bambini Onlus, membro attivo dell’Associazione Camera Minorile di Milano, socia dell’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori), socia dell’AIADC ( Associazione Italiana degli Avvocati di Diritto Collaborativo) nonché delle IACP ( International Academy of Collaborative Professionals), socia dell’Associazione ICALI (International Child Abducion Lawyers Italy) ed iscritta nell’elenco avvocati specializzati all’assistenza legale delle donne vittime di violenza (BURL – Serie ordinaria n.46 17.11.2016).