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TFR divorzio

Il TFR nella vita privata: darsi il giusto valore al termine di una relazione

(a cura di Nancy Cooklin)

Mi capita molto spesso di fare il parallelismo tra la vita personale e professionale e quello che mi ritrovo il più delle volte a dire è che se dessimo lo stesso tempo, lo stesso impegno e convinzione che diamo al lavoro, anche alla vita privata saremmo sicuramente più efficaci.

Questo setting invita a parlare di chiusura di una relazione. Il percorso legale che ci si trova ad affrontare dopo è costellato da decisioni che riguardano denaro ed emozioni, con un conseguente carico emotivo ingombrante e difficile da gestire.

Quante volte si sente dire che uno non riconosce più la moglie o il marito quando ci si separa. Certo! Si è pieni di dolore con tante cicatrici ancora aperte eppure, esattamente in quel momento, si devono trattare delle tematiche che definiranno il proprio futuro. Il benessere soprattutto psicologico dei figli, quando ci sono, il proprio benessere emotivo e poi i famosi denari.

Quando si è in una relazione a lungo termine come lo è il matrimonio, se sei della vecchia scuola, lo intendi come un impegno per sempre. Finché morte ti separi, e quindi in partenza non pensi al patrimonio (tranne quando il patrimonio è un tema importante in alcuna o entrambi le parti, ma qui parliamo di una unione “standard”), pensi a costruire una famiglia, e un benessere per la famiglia, per tutti, insieme. “Investi” nel progetto, quella start up nella quale credi al 1000%.

Se parliamo del mondo femminile, noi Donne spesso siamo le prime a mettere la famiglia come prima priorità e lasciamo un po’ in secondo piano come questo investimento ci verrà riconosciuto. Anzi, probabilmente qualcuno di voi può essere infastidito che lo paragoni a un investimento, a una start up, a un progetto. Capisco, ma ci sono passata anch’io, e sono certa che se avessi ragionato in modo diverso, la fine del mio matrimonio sarebbe stata molto meno “in-sana” per me. Se avessi investito un po’ di più su di me, parallelamente al matrimonio e famiglia, la mia consapevolezza e serenità sul futuro sarebbe stata molto più sana.

Noi donne siamo bravissime nello svalutarci, sminuirci, toglierci merito e immolarci per una causa più grande. Come lo è la famiglia.

Come sappiamo da studi Istat, è dimostrato che a parità di vita professionale, le donne dedicano 13 ore a settimana in più degli uomini per accudire figli e casa.

Un altro dato che ci fa capire meglio questo senso del dovere e del sacrificio è quello riportato da Save the Children, che ci mostra che il 39% delle donne ha modificato la propria attività lavorativa per far fronte all’accudimento di casa e figli rispetto all’ 11% degli uomini.

Questo concetto è stato espresso in modo più approfondito nel libro “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire” di Sheryl Sandberg che offre una panoramica della situazione lavorativa femminile fino al 2014. Purtroppo questi numeri non sono cambiati nel corso di questi 7 anni, al contrario la pandemia ha peggiorato la situazione arrivando alle 37mila donne in Italia che hanno perso o dovuto lasciare il lavoro tra il 2020 e il primo semestre del 2021.

Alla base di tutto, ancora una volta, c’è la conoscenza di sè e del proprio valore. Il tuo valore te lo dai tu, con le tue azioni e le tue scelte.

Bisogna uscire dalla parte emotiva, quella del sacrificio, della ingiustizia e del dolore e trattare la situazione come un vero e proprio TFR.

Portare alla luce tutto quello che è stato fatto e valorizzare quello che hai fatto.

Non solo il tempo, l’impegno e la dedizione sul piano professionale, ma anche tutto il tempo, l’impegno e la dedizione che abbiamo messo nell’accudire i figli e la casa.

E se il tempo dedicato alla casa fosse rimunerato? Uno dei miei più grandi rammarichi è che il lavoro di accudimento di casa e figli non venga riconosciuto come tale e giustamente retribuito, ma etichettato come dovere ed enormemente svalutato. Quanto mi piacerebbe che questo lavoro fosse riconosciuto, come per esempio accade già in Francia, Germania e Danimarca.

Chi lavora in azienda sa benissimo di cosa sto parlando quando parlo di TFR e avrà avuto a che fare con il Trattamento di Fine Rapporto almeno una volta nella sua carriera.

“Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, detto anche liquidazione, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro.”

In ambito professionale siamo pronte a batterci per ricevere quello che ci spetta; se ci cambiano mansione al rientro di una maternità, se subiamo mobbing, se il nostro lavoro non viene riconosciuto lottiamo senza paura per ricevere quello che ci spetta.

In famiglia invece siamo le prime a lasciar correre le cose per il bene e il quieto vivere comune, sacrifichiamo una parte di noi e poi ce ne dimentichiamo.

COME TI TRATTI TU, È COME TI TRATTERANO GLI ALTRI.

Una cosa che ho imparato io dal mio processo di separazione e poi divorzio, è che tu conosci meglio di nessuno la tua situazione e la verità di come sono andate le cose nella tua relazione. Quindi, prendi in mano il tuo valore, il tuo lavoro e il tuo tempo.

Molto spesso, il valore monetario non rappresenterà il valore nella sua completezza di quello che hai investito in tempo e quello che hai smesso di fare per dare alla famiglia, ma è un buon momento per imparare a darti il tuo giusto valore. Tu lo dichiari, ti riconosci e fai rispettare come vuoi essere trattata.

Alla fine sarà sempre e comunque il giudice a scegliere, ma la cosa veramente importante è che tu abbia fatto giustizia con te stessa e che ti senta in pace con il tuo TRATTAMENTO di fine rapporto.

Nancy Cooklin, nata a Lima in Perù e cresciuta in diverse città del mondo, è autrice, formatrice, coach e counselor. Vive a Milano con le sue due figlie. Dopo aver studiato Business Administration, si è occupata di marketing, commerciale e formazione. È coach e trainer certificata in PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e counselor sistemica pluralista. Nel 2010 si è formata alla Bocconi nel programma di sviluppo manageriale e nel 2017 e 2019 al Search Inside Yourself training di Google. Insegna al MIP Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano-Bicocca e “Human Leadership” nel programma MBA della SDA Bocconi.