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dormire nel lettone

Lettone sì o lettone no? La parola allo psicologo.

(A cura del Dott. Luigi Colombo)

Il peso emotivo degli eventi dipende dal significato che gli viene attribuito. Per una persona abituata a combattere – un boxeur, ad esempio – un pugno può essere poca cosa; per un altro una condizione stressogena che innesca uno stato di ansia persecutoria; per un altro uno stato di avvilimento. Si può parlare di significato simbolico. In una casa, molte sono le situazioni che hanno un significato simbolico; la stessa parola casa e ciò che riguarda non è semplicemente un edificio; la casa del signore, la casa dell’essere; “l’uomo abita il linguaggio” diceva il grande filosofo Heidegger. Nella casa molte sono le situazioni, gli spazi e gli oggetti che hanno questo significato; per questo nelle società cosidette primitive ogni spazio di vita e molte azioni insignificanti sono oggetto di regole. Bisogna esserne consapevoli. Il dormire insieme è uno di questi. Il letto e il talamo nuziale sono diversi? Non certo per ciò che sono materialmente.

Prendere a letto il bambino molto piccolo è un atto che fa parte di quelle cure amorevoli che la madre dispensa dalla nascita; per il bambino è un momento di quiete e serenità la sensazione del morbido corpo materno. Secondo Bowlby vi è qui una soddisfazione intrinseca, non derivata; originaria. Il bambino e la bambina imparano ad amare attraverso le cure amorevoli della madre: “l’amore della madre insegna ai bambini ad amare”, diceva Freud.

Con il tempo il luogo dell’accudimento amorevole e placido della primissima infanzia diventa esso stesso un luogo che assume un significato; dormire con la madre può essere simbolo di una soddisfazione di possesso e di legame che sono incongruenti con lo stato psicofisico di un bambino cresciuto. Che il figlio sia maschio o femmina poi può essere rilevante. Oppure dormire con la madre o con il padre può essere un sintomo di una relazione eccessivamente stretta tra il genitore e il bambino. In ogni caso il bambino che cresce, divenuto quasi adolescente, ha una corporeità che richiede una distanza dal genitore e quella del genitore dal bambino. Sbagliatissimo continuare a dormire con la madre. Che nella famiglia monoparentale avvenga oggi non rende la cosa meno sbagliata, perché la separazione tra genitori e figli si attua con prese di posizione anche su piccole questioni di questo tipo.

Crescendo il bambino è alla ricerca anche di regole della propria condotta e dei propri sentimenti anche nei confronti dei genitori; e le impara da questi.  

È chiaro che il letto dei genitori è anche altro; è luogo del riposo ma anche di uno scambio amoroso che deve riguardare solo i genitori; qualunque forma di partecipazione dei bambini è fuori luogo. Ma è anche fuori luogo che il bambino si sostituisca a questo scambio, prendendone il posto.

Questo è più evidente quando i genitori stanno insieme. La separazione e la conseguente famiglia monoparentale rende la situazione più complessa.

È il simbolo concreto di qualcosa che riguarda la madre in quanto donna, in quanto persona adulta. È chiaro che non è tanto quel letto fisico, ma è la regola e il limite che l’adulto introduce tra sé e il bambino in relazione ad un altro adulto amato; ed è coinvolto il letto come luogo fisico che assume un significato. Il significato che assume dipenderà anche dalla regolarità con cui una cosa avviene: non è che dormire con il proprio figlio, se accade una volta, va visto come un peccato! Diventa un grave problema se è una situazione perdurante, che include il figlio in una relazione esclusiva e molto intima con il genitore; peggio se si tratta del genitore di sesso opposto.  

“Quando arrivava mio marito, dal turno serale e ogni tanto si lamentava e per ridere diceva che avrebbe dormito nell’albergo di fronte casa, io prendevo mio figlio, lo avvolgevo in una copertina perché temevo prendesse freddo dall’impatto con il suo lettino freddo dopo che era stato con me fino a quel momento”. Così una donna ha strutturato il limite che distingue sé come madre e sé come donna. Non c’è regola e non si impara sui libri questo limite. 

Al centro del nostro lavoro c’è la persona. Studio Legale Di Nella è specializzato nel Diritto delle Famiglie, Diritto Internazionale della Famiglia, Diritto Collaborativo, Diritto della Persona, Diritto dei Minori, Diritto Penale Minorile, Sottrazioni internazionali dei Minori, Diritto delle Successioni e Donazioni e Diritto dell’Immigrazione.

Laureato in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano e in Psicologia presso la Sapienza di Roma, è specializzato in Psicoterapia e si è formato nella Scuola Europea di Psicoanalisi (Sezione Italiana); ha lavorato in ambito criminologico, nel recupero delle persone tossico-dipendenti e degli autori di reato sessuale; ha lavorato in ambito comunitario in qualità di educatore con persone affette da patologie psichiatriche; è stato per 12 anni Giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Milano; pratica la psicoanalisi e la psicoterapia a Milano.