fbpx

Blog

Home  /  DIRITTO PENALE   /  La violenza contro gli uomini: un fenomeno avvolto dal silenzio, poco conosciuto e denunciato
uomo triste

La violenza contro gli uomini: un fenomeno avvolto dal silenzio, poco conosciuto e denunciato

(A cura dell’Avv. Stefania Crespi)

E’ stata celebrata poche settimane fa la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne: si leggono molto spesso notizie di donne violentate, perseguitate e uccise, mentre regna il silenzio su quella perpetrata a danno degli  uomini.

Persino gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sembrano aver ‘dimenticato’ tale fenomeno: la sotto misura 5.2 prevede di “eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze nelle sfere pubbliche e private, incluso il traffico e sessuale e altri tipi di sfruttamento”, senza alcun riferimento agli uomini.

Eppure da una ricerca ISTAT del 2018 è emerso che nel nostro Paese nel periodo 2015-2016 3 milioni 754mila uomini (corrispondenti al 18,8% del totale) hanno subìto abusi sessuali nel corso della loro vita: numero inferiore a quello relativo alle donne, ma pur sempre alto.

Va, altresì, sottolineato come gli uomini vittime di molestie sessuali prima dei 18 anni siano stati 435.000, pari al 2.2 %.

L’Istat ha rilevato come gli autori di tali molestie risultino in larga prevalenza uomini: “Lo sono per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini”.

Tali numeri potrebbero non essere reali, poiché gli uomini – a causa dello stereotipo di virilità o per il timore di non essere creduti – decidono di non denunciare la violenza subita.

Omettono persino di parlarne, convinti di dover essere sempre forti: tutto ciò per paura, vergogna, pregiudizi, tabù, luoghi comuni, unitamente alla tendenza sociale dell’uomo medio di non esternare i propri problemi.

Va, tuttavia, ricordato che qualche anno fa a Catania è nata AVU (Associazione violenza sugli uomini) fondata da due avvocati e che nel 2013 è stata costituita Ankyra, un’associazione che si occupa di fornire supporto a mariti, fidanzati, ex compagni, padri, che subiscono vessazioni.

Proprio Ankyra ha attribuito importanza ad una ricerca compiuta da Strauss nel 2008, in base alla quale le donne tendono a prediligere un’aggressività di tipo indiretto o relazionale verso gli uomini, rivolta a stabilire un controllo su di loro, ad esempio con l’isolamento sociale; invece gli uomini utilizzano – anche nei confronti di altri uomini – una violenza più fisica.

Diverse sono le forme di violenza che vengono realizzate contro gli uomini secondo l’Istituto di Statistica: molestie verbali, stalking, aggressività fisica.

Secondo uno studio dell’Università di Siena del 2012 oltre la metà degli uomini intervistati – vittime di violenza – subirono spinte, graffi, morsi, capelli strappati, lancio di oggetti, folgorazione con la corrente elettrica, dita schiacciate con la porta, oltre alla violenza sessuale, un reato comune, che può essere commesso da chiunque contro chiunque: la legge non specifica il sesso né del reo, né della vittima.

Recentemente la Cassazione ha ritenuto integrato tale delitto attraverso la condotta di una donna, consistita nell’avvicinarsi ad un uomo, cingendogli i fianchi, per tirarlo verso di sé, posizionando il proprio ginocchio tra le gambe di lui, nonché toccandogli due volte i genitali (Cass. n. 29577/21).

La Suprema Corte ha rimarcato la evidente valenza sessuale dell’atto e l’irrilevanza della conflittualità tra le parti, in considerazione del fatto che il contatto fisico non era stato cercato o provocato dalla persona offesa e che la condotta dell’imputata non era stata determinata dalla necessità di reagire e difendersi di fronte ad comportamento costrittivo.

Tale decisione risulta in linea con i principi di diritto da tempo affermati dalla Cassazione sul delitto di violenza sessuale. Infatti tra gli atti idonei ad integrarlo vanno ricompresi anche quelli insidiosi e rapidi che riguardino zone erogene su persona non consenziente (come palpamenti o sfregamenti): la nozione di violenza non è limitata all’esplicazione di energia fisica verso la persona offesa, ma comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, così costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà.

Inoltre, secondo la costante giurisprudenza di legittimità, il reato in esame non necessita ai fini della sua configurabilità, l’esistenza di uno specifico requisito soggettivo, consistente nel soddisfacimento sessuale dell’agente, essendo sufficiente, sul piano soggettivo, che l’imputato sia consapevole che con la propria condotta abbia posto in essere un atto avente natura sessuale.

Alla stregua di tali premesse ermeneutiche, il gesto compiuto dall’imputata è stato correttamente inquadrato nella fattispecie di cui all’art. 609 bis c.p., avendo consapevolmente posto in essere un repentino e ripetuto toccamento degli organi genitali, rimanendo irrilevante la finalità denigratoria o di scherno perseguita dalla donna.

Un’altra rilevante forma di violenza contro gli uomini è quella domestica: sono sempre più numerosi i casi accertati di uomini, membri di coppie, che denunciano abusi realizzati con differenti modalità.

Le esperienze di violenza nella sfera domestica sono state a lungo non considerate dalla ricerca, sempre a causa degli stereotipi di genere sulle vittime. E questo anche se l’OMS definisce la violenza domestica come il “comportamento abusante di uno o entrambi i compagni in una relazione intima”, senza alcun riferimento al genere.

L’aumento delle violenze domestiche – anche contro gli uomini – è stato uno degli effetti collaterali dei lockdown durante la pandemia, non solo in Italia: in Germania nel 2020 sono state quasi 2.000 le richieste di aiuto. Proprio in Germania uno studio effettuato nel 2020  ha rilevato come circa un uomo su 10 abbia subito violenza fisica, mentre uno su 4 violenza psichica da parte del o della partner.

La violenza sugli uomini è, pertanto, molto più diffusa di quanto si possa pensare: occorrerebbe attribuirle la giusta attenzione, al fine di trattarla come qualunque altro abuso.

Svolge la sua attività dal 1996 presso lo Studio Legale Ravaglia, dove ha maturato una consolidata esperienza e specifica competenza nel Diritto penale d’impresa, seguendo processi in tema di reati societari, finanziari, fallimentari, reati contro la pubblica amministrazione, responsabilità penale in ambito sanitario, nonché per violazioni del codice stradale.
Collabora da anni con lo Studio Legale Di Nella per i procedimenti penali concernenti i reati contro la famiglia.