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Diventare mamme nel 2020: testimonianze dirette e riflessioni

(a cura dell’Avv. Alice Di Lallo e della Dott.ssa Valentina Calvi)

Su tutti i giornali, in questi giorni, viene riportato il dato Istat secondo cui nel dicembre 2020 101.000 persone hanno perso il lavoro, il 98% sono donne.

Questo lo spunto per una riflessione più ampia sull’occupazione femminile e sulla maternità.

Oggi in Italia una donna ha in media 1.3 figli, un numero che contribuisce all’invecchiamento medio della popolazione. Mentre è indubbio che la maggior parte dei paesi dell’OCSE segue un trend similare, ciò non significa che oggi i genitori italiani non abbiano molte complicazioni nel crescere dei figli.

L’occupazione femminile è un problema economico quanto socioculturale, e come tale deve essere affrontato. E ciò lo conferma anche l’esperienza delle donne, diventate mamme nel 2020, e che proprio in questo periodo stanno rientrando al lavoro.

Le donne diventate mamme nel 2020, durante la pandemia di Covid 19, ne hanno affrontate di difficoltà: il lockdown (“Andrà tutto bene” davvero per il mio bambino?), le visite senza il proprio partner (influirà su un buon attaccamento?), il tampone Covid durante le contrazioni (molte donne ricordano più quel fastidio che i dolori del parto!) con la paura di risultare positive e di esser trasferite in altro ospedale, ore e ore di travaglio e parto con mascherina e guanti, ed infine la nascita del proprio bambino in solitudine, senza l’affetto dei propri familiari, impossibilitati ad entrare in puerperio, lontani perché in altre Regioni o lontani comunque perché magari anziani e soggetti a rischio.

Tutto questo, e altro ancora, fa apparire noi mamme ai tempi del Covid delle eroine. Spesso, nel gruppo Mamme creato dall’ostetrica del corso pre parto (on line, ovviamente) si parla del nostro coraggio, della nostra forza: se siamo state in grado di dare la vita in un periodo così buio per la storia moderna saremo invincibili in ogni campo!

E così effettivamente ci sentiamo…e i nostri figli? Lo saranno altrettanto perché hanno sentito la paura, l’ansia, l’incertezza che le loro mamme hanno provato e poi la forza, la determinazione, il coraggio, l’equilibrio. Il mondo fuori sembra si sia fermato, invece corre eccome: dai primi versetti, ai primi gattonamenti, ai primi sapori diversi dal latte.

Eppure c’è ancora qualcosa che sfugge ai più. Con la nascita di un figlio nasce una mamma (e un papà, ci mancherebbe!) ma quella mamma è sempre una donna che – se non ha perso il lavoro – lavora e che, terminata la maternità, ha diritto a rientrare al lavoro nelle medesime condizioni pre gravidanza, a NON dover scegliere tra famiglia e lavoro, ad esser considerata alla stregua di tutti gli altri lavoratori, uomini (e padri).

Ed eccoci qui, è arrivato il tempo del ritorno al lavoro, tra maternità obbligatoria, facoltativa, per dipendenti e professioniste e, puntualmente, sulla chat delle Mamme iniziano i racconti tutti (o quasi) tristemente accomunati da un filo rosso: la discriminazione e la diseguaglianza subite.

Ed ecco la decisione di pubblicare, in forma anonima, le testimonianze perché da donna, avvocato, e mamma 2020 non posso non farlo.

In questa chat di mamme siamo in 14, con 11 figlie femmine e 3 figli maschi.

Tutto questo pensiero va a loro con l’augurio che quando tra qualche anno leggeranno questo scritto penseranno “Mamma ma che anno il 2020! oltre alla pandemia si parlava ancora di disparità tra uomo e donna?”.

Mamma I.

Nel mio caso sono rimasta senza lavoro, l’azienda è in liquidazione e non ha più nessun dipendente. 

Non è un fatto personale ma è personale il fatto che mi abbiano ripetutamente chiesto, in tempi non sospetti, di rinunciare alla mia maternità (nonostante l’azienda fosse ancora aperta); la cosa mi ha provocato diversi stati d’ansia.

Inoltre, fino al settimo mese ho vissuto la situazione lavorativa malissimo, era come se nessuno si ricordasse che ero incinta.

Era scontato che dovessi viaggiare, stare in piedi 10 ore, organizzare fiere ed essere sempre presente a tutte le ore. La colpevole ero io, non riuscivo a dire di no e la sera ero così stanca e con dolori sotto la pancia che piangevo e mi incazzavo con me stessa per essere così deficiente. 

Una volta, in macchina con la mia titolare (che avrei definito anche amica) mi sono sentita male e la sua risposta è stata: “adesso non iniziamo eh, sei incinta, non malata!”.

Ne posso raccontare diverse di queste situazioni. 

Per fortuna ho avuto i miei colleghi che cercavano sempre di alleggerirmi e in un certo senso mi proteggevano, facendomi stare tranquilla.

Ma l’ansia che ho trasmesso alla bambina non me la leva più nessuno e ancora oggi mi sento responsabile. 

Alla fine di tutto sono felice che abbiano chiuso, perché mi sarei ritrovata, ancora una volta a non far rispettare il mio ruolo di persona, madre e donna. 

Scusate la lungaggine ragazze ma io per questa situazione, pur non parlandone, non ci dormo ancora la notte. Mi si presenta l’ansia quando meno me l’aspetto e sto cercando anche un bravo psicologo con cui parlare. 

Primo perché non dormo nemmeno quando potrei, secondo perché io così non ci voglio più arrivare con nessun tipo di lavoro.

Mamma S.

Raga oggi … (ndr: mio marito) mi ha visto con gli occhi gonfi di lacrime perché ho sentito il mio capo, abbiamo parlato del mio rientro: mi ha cambiato progetti e tolto quelli a cui tenevo di più e per quanto lo sospettassi non sono stata in grado di reggere l’impatto emotivo.

L’anno scorso gestivo progetti di comunicazione per valore di 2,5 milioni. Adesso 600 mila.

Per me sapere che mi sveglierò e non vedrò mio figlio tutto il giorno per lavorare su cose che odio è frustrante…dobbiamo combattere per ottenere giustizia lavorativa. Auguro a tutte noi quest’anno di ritrovare noi stesse come donne, lavoratrici e naturalmente sempre mettendo in primo piano la maternità. Perché ce lo meritiamo.

Mi piacerebbe fare qualcosa nel mio piccolo per dimostrare come una donna che ha un figlio impari fisiologicamente a migliorarsi e banalmente a fare più cose. Un figlio mi motiva a fare di più e meglio a ricordarmi più cose a gestire più cose per me e per lui e per la mia famiglia. Il mio lavoro non è meno importante di prima per me. Sarebbe più facile cambiarlo adesso proprio perché ho BISOGNO di svegliarmi la mattina sapendo che lavoro su qualcosa di stimolante anche se nuovo è più difficile perché impiegare il mio tempo (tolto a lui) su cose che non amo e non mi interessano mi rende molto più complesso svegliarmi la mattina. Lo so che siamo in un momento in cui qualcuno non ha più un lavoro e che sono fortunata ma questo non rende giusti questi episodi

Mamma T.

Allora io ho avuto il primo aborto spontaneo (alla 6/7 settimana)…ho comunicato in ufficio perché mi sono presa qualche giorno poi sono rientrata…un paio di settimane dopo mi è stato chiesto se potessi attendere a ricercare un’altra gravidanza perché un’altra mia collega ha comunicato di essere incinta.. ovviamente ho rifiutato…per vie traverse ho saputo che il mio capo mi voleva offrire del denaro per aspettare un annetto ( credo sotto forma di aumento ) ma è stato bloccato dal legale…durante i mesi successivi ho avuto un altro aborto spontaneo: io, sempre presente e fatta in 4 in ufficio…da premettere che un anno prima di tutto ciò ho chiesto un aumento e mi è stato negato e rimandato di un anno…prima dell’estate, in una mini riunione, il capo mi dice la frase del tipo “volevo darti l’aumento ma poi sei rimasta incinta” ( riferendosi alla aborto e al mio rifiuto di aspettare), io proseguo comunque per la mia strada…resto poi in dolce attesa, con maternità a rischio dal primo giorno.

In un’estimazione, Federconsumatori prevede che il costo di un figlio neonato si aggiri dai €6.000 ai €14.000 all’anno, in base al reddito familiare. Costi che aumentano con il passare degli anni. Eppure, solo ad un bambino su dieci è garantito l’asilo nido pubblico, con un tasso minore in regioni come la Campania e la Calabria. Molte coppie quindi scelgono, o sono costrette, a tenere i propri figli a casa, con conseguenze prevedibili per l’occupazione delle madri. Infatti in Italia l’occupazione femminile aggiornata ai dati ISTAT 2020 si aggira intorno al 48%.

Il meccanismo è evidente: avere un figlio sotto i 5 anni diminuisce di circa 20 punti percentuali la probabilità che una donna tra i 25-49 anni sia occupata. Per le donne previamente occupate, 3 su 10 lasceranno il lavoro per occuparsi dei figli, ed altre 4 lavoreranno solo in part time. Inversamente, per gli uomini diventare genitore aumenta il tasso di occupazione.

È ovvio che il problema che dovranno affrontare le madri che vogliono continuare il proprio percorso lavorativo c’è, coronavirus o no, e che sia ben più complesso di quello che si pensi. Non basta aumentare il supporto agli asili nidi se poi chi assume non vuole prendersi il “rischio” di assumere una donna per paura che tra qualche tempo andrà in maternità. Così come non può bastare uno sgravio fiscale per chi assume donne se non viene aumentato il congedo di paternità.

Da sempre interessata alla tematica dei diritti umani e delle persone, dopo un’esperienza presso la Prefettura di Milano – Sportello Unico dell’Immigrazione, ha iniziato la pratica forense nello Studio Legale Di Nella dove, nell’ottobre 2014, è diventata Avvocato, del Foro di Milano. Si occupa di diritto civile, in prevalenza di diritto di famiglia, italiano e transnazionale, delle persone e dei minori, e di diritto dell’immigrazione.

Dal 2011 collabora con la rivista giuridica on line Diritto&Giustizia, Editore Giuffrè, su cui pubblica note a sentenza in tema di diritto di famiglia e successioni e dal 2018 pubblica note a sentenza anche sul portale online ilfamiliarista.it, Editore Giuffrè.

È socia dell’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori). Svolge docenze nei corsi di formazione e approfondimento per ordini e associazioni professionali ed enti privati, partecipando anche a progetti scolastici su temi sociali e civili.