âĄQuando un coniuge si allontana dalla casa familiare durante una crisi coniugale, questo significa necessariamente che ha rinunciato al possesso dellâimmobile?
âĄCon ordinanza del 30 settembre 2026, il Tribunale di Nola ha affrontato il caso di un marito che, dopo essersi trasferito presso i propri genitori a causa dei continui conflitti con la moglie, si era visto precludere lâaccesso alla casa coniugale e ai box auto. Nel frattempo, anche la figlia aveva lasciato lâabitazione e aveva chiesto la restituzione di unâautovettura intestata a lei, ma rimasta nella disponibilitĂ della madre.
âĄLa moglie aveva sostituito le serrature dellâabitazione e apposto lucchetti ai garage, senza consegnare le nuove chiavi agli altri componenti della famiglia. La sua difesa era fondata, da un lato, sullâabbandono volontario della casa da parte del marito e, dallâaltro, sulla necessitĂ di proteggere gli immobili da possibili furti.
âĄSecondo il Tribunale, però, allontanarsi dalla casa familiare, soprattutto quando ciò avviene nel contesto di una crisi coniugale, non significa necessariamente voler abbandonare il bene. Il possesso, infatti, può conservarsi anche senza una presenza fisica continua, purchĂŠ rimanga la possibilitĂ concreta di ripristinare il rapporto con lâimmobile e non emerga una volontĂ chiara e inequivocabile di rinunciarvi.
âĄIl cambio delle serrature da parte della moglie ha di fatto impedito al marito lâaccesso alla casa e al box e alla figlia lâuso dellâautomobile. Ciò costituisce lâanimus spoliandi: Il Tribunale accoglie il ricorso e ordina la reintegrazione del marito nel possesso della casa e dei box, oltre alla restituzione dellâautovettura alla figlia.
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